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Referenze

”..è sorprendente il risultato di questi ritratti di Claus Miller che sono al contempo concettuali e psicologici. Sono opere in grado di lasciare emergere dettagli minimi capaci di racconti massimi, di essere gioiose nella loro tensione abissale, di essere allegre e crudeli al contempo, di fare respirare aria di libertà leggera, quella che forse oggi spesso è venuta a mancare. Perché i tempi in realtà cambiano…ma le nostre aspirazioni no.”
Philippe Daverio

"...Miller crea una relazione tra l’impronta come segno del corpo e nello stesso tempo ombra della forma. Un labirinto che si dipana come da un centro e si dispone su linee centrifughe diverse l’una dall’altra. Ogni soggetto ha il suo corpo, ogni corpo ha la sua impronta ed ogni impronta proietta nello spazio dell’arte l’ombra dell’identità del soggetto, l’autore di un gesto che imprime il proprio pollice sulla superficie inamidata di un foglio o di una tela e l’accompagna nel suo viaggio verso un pubblico molto più vasto con una piccola meditazione personale.
Miller coglie nel segno doppiamente, evidenzia linguisticamente il tema sociale dell’identificazione e lo sposta felicemente verso quello dell’identità. Qui finalmente si respira aria di pace, non c’è conflitto e nemmeno paura di incontrare il nemico. Qui si celebra il valore della differenza come il prodotto di una mentalità affermativa di vita collettiva e singolarità individuale."
Achille Bonito Oliva

"...Gli uomini percorrono ogni giorno strade che sono legate al mito, dove ogni oggetto è simbolo.
La vita è sempre stata piena di simboli. Ma oggi i simboli sono residui di miti svuotati, deviati. Sono oggetti da comperare e gettare, dalla vita breve. E allora ritrovare se stessi sino alla propria individualità può essere un gioco vitale. E’ il gioco che Claus Miller fa in queste opere, percorrendo col segno e col colore la severità creativa della mano, rendendola astratta e disegnando infine la creatura che ancora è in nuce nei personaggi, pura e primitiva, come in ogni altro essere umano. La celebrità autentica è il massimo individuo nel suo destino sociale. Una creatura in pace nel mondo e con se stessa che ritorna ad essere individuo.
Guardiamo le impronte dei quadri di Claus Miller e poi guardiamo le nostre impronte e sapremo che teniamo stretta una parte della nostra identità."
Paola Pastacaldi

"...Il lavoro interattivo e globalizzante messo in atto da Miller, in un’azione anti-warholiana e antispettacolare, traccia dei percorsi attorno al globo e connette l’uno ai molti. Nonostante i colori e l’impronta pop, non ci sono prodotti commerciali, ma il gesto umile di un uomo che dona la propria impronta. Il percorso di Miller implica la conoscenza biografica di ogni persona coinvolta. L’artista scava infatti nelle vite dei personaggi, si immerge nella loro lettura e innesca un processo di identificazione, che gli permette di cogliere l’essenza della sua personalità."
Manuela Gandini

"L’impronta è già predisposta per la riproducibilità tecnica, per essere moltiplicata potenzialmente all’infinito.
Probabilmente questo è un aspetto dell’impronta che interessa al Claus Miller, essendo legato alla comunicazione. Un aspetto che indica la tendenza universale dell’impronta. L’universalità è il fatto che più interessa Miller: la struttura segreta della pelle, l’organo che sta tra il corpo e il mondo, tra l’io e il noi, replicata nell’impronta, dimostra l’affinità e la similitudine tra tutti gli esseri umani. Nell’impronta, nel labirinto.
Laura Cherubini

 

 

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